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I.T.I.S. Galileo Ferraris : le origini

Il Galileo Ferraris  nasce nel 1973 come istituto autonomo, ma per parlare delle sue origini bisogna risalire al 1967. E possiamo parlare di origini blasonate perchè gli dava la paternità l’allora glorioso Alessandro Volta  di cui, all’epoca, era una delle numerose succursali sparse sul territorio metropolitano e non.

La zona nella quale, da allora, ha operato è rimasta pressoché sempre la stessa, specialmente per quanto riguarda la platea scolastica. Originariamente la sede centrale si trovava nel Rione S.Gaetano, con due succursali, una a Miano e l’altra a Piscinola; quest’ultima tuttora operante. Allora era denominato VIII ITIS, poi ITIS di Miano e infine riuscì ad ottenere, ma solo nel 1988, il nome attuale che un collegio dei docenti del 1986 gli aveva, con qualche contrasto, assegnato. Quando nacque aveva una sola specializzazione: elettronica. Una locandina che allora fu stampata lo definiva la luce del distretto.

Il primo preside fu il professore Roberto Sammarco, modesto e umanissimo. Qualche professore della vecchia guardia ancora lo ricorda con affetto, come non ha dimenticato l’emozione delle prime quinte classi, i primi maturati di cui ricorda nomi e volti e alcuni dei quali, oggi, vengono a iscrivere i figli. Seguirono poi le specializzazioni Elettronica, Elettrotecnica sperimentale, Elettronica sperimentale e, infine, Informatica e Informatica sperimentale. L’istituto cresceva e doveva diventare sempre più grande: questo è stato l’obiettivo del preside, ing. Antonino Gulisano fin dal suo insediamento. A lui si deve la nuova attuale e modernissima sede, alla sua tenacia, al suo impegno e anche alla stima goduta presso la Provincia e il Provveditorato. Con l’attuale preside, ing. Vincenzo Ciotola la scuola ha avuto l’opportunità di dotarsi di ulteriori strumentazioni tecniche, nonché la possibilità di segnalarsi a livello locale e nazionale per la qualità delle iniziative progettuali di molteplice natura messe in essere durante questi suoi primi anni di dirigenza.

Ma se la scuola oggi è quella che è ci piace credere, anzi ne siamo convinti, che un po’ di merito sia da attribuire a quel primo gruppo di pionieri che pur provenendo da realtà sociali tanto diverse, seppe comprendere ed inserirsi in una realtà spesso degradata ma ricca di umanità, finendo veramente col far assumere all’istituto quella funzione di luce del distretto spesso al di là degli stessi suoi compiti istituzionali. Questo, oltre ai laboratori attrezzati, alla modernità e all’ampiezza delle strutture, si ritiene sia ancora oggi la chiave di un successo che vede ogni anno un incremento nel numero delle classi o, quanto meno, una stabilità che non è di tutti gli istituti.

 

I.T.I.S. Galileo Ferraris : i motivi di una scelta

È d’uso intitolare le unità periferiche delle istituzioni scolastiche a personaggi che hanno illustrato la branca del sapere cui quelle unità è prevalentemente dedicata. Così gli annuari e le pubblicazioni specialistiche riportano di ginnasi e licei intitolati a umanisti, artisti e capi di Stato, e di scuole a indirizzo tecnico altresì frequentemente intitolate a cultori del campo disciplinare di pertinenza di quell’istituto. Nessuna regola scritta, beninteso, ma semplice buon senso, e talora pizzico di tradizione non disgiunta da un sano campanilismo che sovente concilia, sintetizzandole nel nome del personaggio, molte informazioni sulla scuola associata a quella celebrità. E quanto incida, talvolta, l’elemento imponderabile della tradizione e dell’attaccamento a dei nomi, anche in virtù della discendenza di taluni istituti da altri dei quali sono stati succursale o sede coordinata si vede in maniera inequivocabile con l’aggiunta di un ordinale al nome della scuola di origine con la creazione di vere e proprie serie o dinastie di istituti.

Molto spesso al distacco conseguente alla raggiunta autonomia fa seguito un periodo più o meno lungo di anonimato nel quale l’unica denominazione è l’aggettivo numerale seguito dalla tipologia della scuola o semplicemente quest’ultima con la specificazione del luogo di ubicazione. Se una soluzione del genere è comprensibile nel breve periodo, nel lungo è solo indice di inerzia da parte degli organi che possono indicare congruenti proposte di intitolazioni.

Il nostro istituto non ha, per fortuna, conosciuto troppo a lungo simili appellativi in quanto poco tempo dopo la raggiunta autonomia dalla scuola d’origine, l’Alessandro Volta, caro a generazioni di periti industriali non solo napoletani, ha potuto fregiarsi dell’intitolazione ad un eminente elettrotecnico italiano vissuto nella seconda metà del XIX secolo: Galileo Ferraris. Scelta congruente con le specializzazioni presenti nell’istituto in quanto all’originaria ed unica Elettrotecnica col tempo si sono affiancata l’Elettronica industriale e l’Informatica, per cui attualmente la scuola, a buon diritto, può essere configurarsi come un istituto politecnico per il settore elettrico.

Chi era dunque Galileo Giuseppe Antonio Ferraris? Un piemontese nato il 30 ottobre 1847 a Livorno Piemontese o Vercellese, nome mutuato nel 1925 in quello di Livorno Ferraris. Laureato ingegnere civile a 22 anni il 29 settembre 1869, dal successivo 1 febbraio 1870 è assistente di Fisica Tecnica del Prof. Codazza al Regio Muse Industriale di Torino; succede nella carica nel 1877. È del 1872 una sua tesi per l’aggregazione alla Facoltà di Scienze dal titolo Sulla teoria matematica della propagazione dell’elettricità nei corpi omogenei. Nel 1878 pubblica Le proprietà cardinali degli strumenti ottici  e Sulla intensità delle correnti ed extracorrenti nel telefono. Nel 1879 è proposto per la nomina a ordinario, a 32 anni, senza concorso per meritata fama di singolare perizia. Nel 1884 ottiene la nomina di professore di Fisica Generale alla Scuola di Guerra. Nel 1885 pubblicizza con una dimostrazione sperimentale, il più importante risultato dei suoi studi: La rotazione di un cilindretto metallico ad opera di un campo magnetico rotante originato da due bobine fisse ma percorse da correnti alternate in quadratura. È il principio della più diffusa macchina elettrica rotante, il motore asincrono, la cui enunciazione razionale è in una memoria dello stesso Ferraris, Rotazioni elettrodinamiche prodotte per mezzo di correnti alternate, del marzo del 1888, pubblicata nel numero di aprile della rivista L’elettricità. L’aspetto rivoluzionario del principio razionalizzato nel noto ed omonimo teorema non sarà sufficiente ad indurre il Ferraris a legalizzare, con brevetto, la scoperta e ciò innescherà una controversia con l’epigone d’oltreoceano, Nikola Tesla, che dopo soli 43 giorni, cioè il 1 maggio 1888, otterrà cinque brevetti sui motori sincroni polifasi. Questi ultimi acquisiti dalla Compagnia Westinghouse saranno poi utilizzati dal 1892 per la produzione di motori asincroni. Il tipo originale Tesla non fu fatto oggetto di ulteriore sviluppo ed è solo sulla base delle teorie del Ferraris sul campo magnetico rotante, divulgate senza preclusione alcuna, che il motore asincrono polifase, in particolare trifase, fu sviluppato e perfezionato dagli ingegneri elettrotecnici e costruttori europei e negli Stati Uniti dalla General Electric e dalla Westinghouse. Nonostante, quindi, la spregiudicatezza del seppur illustre concorrente, il nostro, riesce ad affermare il diritto di paternità sulla scoperta.

Non solo scienziato ma eminente divulgatore, nel 1887 aveva istituito nel Museo Industriale un corso speciale in Elettrotecnica, ponendo in atto il primo laboratorio universitario di tale disciplina, formalmente istituito con regio Decreto 14 novembre 1888. I riconoscimenti istituzionali lo raggiungono 8 anni dopo quando il 25 ottobre 1896, il Re Umberto I lo nomina senatore a vita in riconoscimento dei suoi contributi scientifici e del suo alto prestigio internazionale in virtù dei quali dal gennaio 1897 è anche nominato presidente della Commissione Metrica Italiana. Da una sua idea, lanciata in un congresso a Ginevra, vede la luce il 27 dicembre 1896 l’Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana, nota per curare la pubblicazione delle norme CEI e della quale fu il primo presidente. È il culmine di tanto luminosa attività. Il 31 gennaio 1897 una fortissima febbre è il prodromo dell’imminente cedimento fisico, pensiero tenacemente allontanato dalla puntuale presenza a lezione il giorno successivo. Il commiato dagli allievi è del tutto in linea con l’uomo e con il tecnico: Signori la macchina è guasta, non posso continuare. Sette giorni dopo muore nella sua casa di via XX settembre. La frenetica attività, dall’insegnamento all’espletamento di consulenze e perizie onorate con meditate risposte, la scrupolosa cura nel seguire i nipoti orfani del fratello Adamo, ha certo contribuito ad accelerare il logoramento fisico che a soli 50 anni privò la comunità scientifica di tanto lume e la comunità umana di un galantuomo cui i posteri, a onor del vero, non hanno lesinato riconoscimenti continuando a ricordarlo con intitolazioni di istituzioni quali l’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris  di Torino, noto organo di controllo sulla conformità ed emettitore del segnale orario e numerose scuole tecniche e professionali quasi in ossequio alla sua asserzione: gli altri facciano i danari, a me basta quel che mi spetta: il nome.

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